Gli oli e le pressioni nel massaggio ayurvedico

L'Abhyanga è efficace per mantenere l'equilibrio energetico nelle varie tipologie costituzionali. A seconda del Dosha a cui si appartiene, diversa sarà la pressione da esercitare per rendere efficace la manovra così come l'olio utilizzato per il massaggio.
L'Abhyanga, l'olio essenziale e i Dosha
Se Vata è squilibrato, la pelle può essere eccessivamente secca così come i tessuti interni del corpo. Questo cambiamento provoca conseguenti disordini a livello nervoso e osseo nonchè:
- Stitichezza;
- Ansia;
- Debolezza immunitaria.
L'olio di uso più comune per ridurre Vata è quello di sesamo.
Se Pitta è squilibrato, si può avvertire eccessivo calore nel corpo. Inoltre si possono manifestare:
- Problemi alla pelle;
- Ulcere;
- Infezioni;
- Disturbi degli occhi, del cuore, del sangue;
- Sentimenti di ira, collera, rabbia, e aggressività.
L'equilibrio può essere riportato dall'uso di oli rinfrescanti e dolci come olio di cocco o ghee.
Se Kapha è squilibrato, vi è tendenza a trattenere i liquidi e:
- Si tende a soffrire di edemi cutanei;
- Vi è un aumento di muco;
- Congestione sinusale e polmonare;
- si soffre di pigrizia mentale.
Si usano l'olio di sesamo o ancora meglio quello di senape, utile a ridurre i grassi ed eliminare i liquidi, aumentare la forza del corpo e il tono della pelle.
La pressione del massaggio e i Dosha
Oltre alla scelta specifica degli oli, una qualità che caratterizza trattamenti ayurvedici è la diversità con cui viene esercitata la pressione nei movimenti del massaggio relativamente al dosha da trattare.
Per VATA, è necessario un tocco pesante stabilizzante e riscaldante.
Per PITTA è utile un tocco più profondo, rinfrescante e calmante.
Per KAPHA il tocco sarà più deciso, vigoroso, stimolante e riscaldante.

