L’alimentazione, la fame nervosa e l’Ayurveda

Seguire la cucina ayurvedica non significa intraprendere una dieta ma un cammino verso la conoscenza di sé e di ciò che ingeriamo.
Questa tipologia di cucina, infatti, approfondisce l'analisi strutturale e funzionale del cibo attraverso:
- I gusti;
- La sua azione sul corpo;
- La sua azione farmacologica.
Così come l’essere umano è costituito dai cinque elementi fondamentali, l’alimentazione fa capo ai panchamahabootha che sono digeriti dai rispettivi enzimi (mutanhi) e trasformati nei vari tessuti.
Ci alimentiamo conoscendo, dal punto di vista scientifico, tutti i valori nutritivi che possiede il cibo che ingeriamo. Ma dal punto di vista ayurvedico?
Dopo la digestione, le strutture molecolari vengono classificate a seconda del Dosha di appartenenza, ovvero Vata, Pitta e Kapha.
Ma non solo.
Secondo l'Ayurveda, esistono alimenti che derivano proprio dai panchamabhoota:
- L'elemento Terra caratterizza il riso e il grano;
- L’aria predominano i germogli;
- Il fuoco determina le caratteristiche delle spezie che stimolano vari enzimi;
- L'acqua prevale nei succhi e nel latte;
- Il riso soffiato è caratterizzato dall'etere.
L’alimentazione ayurvedica fa da guida tra gli alimenti da ingerire o meno, a seconda degli eventuali disturbi e dei benefici che possono essere apportati.
Ma soprattutto ci guida in un percorso attraverso cui è possibile capire e interpretare la reale necessità di mangiare.
Lo stress quotidiano, il consumismo sempre più attento nonché le abitudini a volte troppo standardizzate ci portano a pensare che l'alimentazione sia un’azione da routine che deve essere eseguita a tutte le ore del giorno, senza limiti o controindicazioni.
In realtà, questa voglia compulsiva di mangiare sempre e comunque è facilmente associabile a forma d’ansia contemporanea che, così come la fame nervosa, ci porta a mangiare anche non avendo realmente fame.
L'Ayurveda ci insegna ad educare la nostra indole e le nostre azioni per stabilire e conoscere realmente qual è la nostra fame e quando vi è realmente necessità di mangiare. Proprio per questa motivazione prima di sedersi a tavola come commensale ci si dovrebbe porre queste domande:
- Ho lo stomaco completamente vuoto?
- Ho voglia di alimentarmi sinceramente?
- Se non mangio, il mio stomaco rimarrà vuoto?
Dopo aver completato l’analisi su noi stessi, sarebbe necessario poi prendere in considerazione alcune variabili come ad esempio il livello di fame reale.
Generalmente, sono identificati tre livelli di fame:
- La fame ideale è caratterizzata da senso di fame e stomaco totalmente vuoto;
- La fame errata è considerata generalmente quella prima della digestione completa e la presenza di cibo;
- la fame abusiva o fame nervosa, ovvero, quando non si ha fame e si mangia per golosità, emozioni o situazioni generati da obblighi.
Abbiamo fame? A quale fame corrisponde il nostro bisogno? Molte volte ci accorgeremo che non abbiamo bisogno reale di alcuni cibi ma lo stomaco ha fame in quanto ha bisogno di scaricare la nostra ansia.
Il livello dello stato d'animo è una variabile molto importante: a seconda dei sentimenti che si provano al momento del pasto, cambia il modo di assorbire il cibo nonché la quantità che può sicuramente essere superiore.
Per evitare, comunque, di cadere nella trappola della fame nervosa e mangiare alimenti che possano farci male, il livello di cibo ingerito dovrebbe essere scelto attentamente e contraddistinguersi per il suo essere bilanciato e leggero: le qualità Dosha nonché l’equilibrio dei sei gusti dovrebbero caratterizzare ogni piatto.
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